mokko

 .: Moderatore :.
     [Membro Club]
Sesso:  Stato: OFFLINE Località: Rimini Messaggi: 11222 Registrato dal: 29 Nov 2005
|
IL RAGNO E LA LUNA
Il piccolo ragno, come ogni mattina, tesseva la sua tela. Una piccola opera d’arte che ammaliava tutti quegli insetti che passavano vicino. Era solo tra quei rami del suo albero al fine della boscaglia, non aveva nessuno, nessuno con cui passare il tempo, nessuno con cui giocare. Tesseva la sua tela, piccola per quel che gli bastava, era la sua vita, la sua sopravvivenza. Poi in un attimo di sconforto pensò “Potrei giocare un po’ con le prede che catturo”. Così cominciò a fare tele sempre più grandi per riuscire a catturare sempre più animaletti, e poco a poco riuscì a tesserne una dal ramo più basso a quello più alto. Molti insetti caddero nella sua nuova tela, ma il ragnetto non era contento, nessuno riusciva a renderlo felice, nessuno riusciva a riempire quel vuoto che aveva dentro.
Una sera, attardato da una piccola pioggerella vide un riflesso magnifico tra le goccioline impigliate ai fili della sua tela, e corse fino in cima all’albero guardando in cielo, cercando di capire da dove proveniva quella luce e vide la cosa più bella che potesse esistere: così lucente, così magnetica, così grande, così affascinante... la Luna.
Da quella sera cominciò a vivere aspettando la notte per contemplare il suo amore verso quella cosa luminosa, piangendo quando non la riusciva a vedere perchè inprigionata dietro quelle brutte creature scure che minacciavano pioggia.
Una notte piena di stelle la Luna brillava e illuminava col suo manto argenteo tutta la foresta, così il piccolo ragno la fissò come ipnotizzato fino a quando eclissandosi dietro l’ultimo albero sparì. Un lampo di genio gli passò davanti agli occhi e cominciò a pensare un modo per catturarla, e averla tutta per se. Il giorno dopo iniziò il suo nuovo progetto, e ci pensò così ardentemmente da dimenticarsi della sua vecchia vita da predatore. Saltando da un albbero all’altro incominciò a tessere la sua tela, sempre più grande, sempre più grande, fino a coprire tutta la boscaglia, voleva catturare la sua ossessione. Non perse tempo per mangiare, per riposarsi, per dormire, la sua vita era diventata un susseguirsi di eventi che lo stancarono molto, ma il ragnetto non ci fece caso perchè voleva finire la sua opera il più presto possibile e riuscire a sfamare la sua fame d’amore.
Lavorò tutto il tempo per tre lunghi giorni, nel buio e nella luce, sotto il sole e sotto le stelle, sempre con quell’ardore che sentiva dentro e che non gli dava spazio per null’altro.
Quando infine completò il lavoro tutti gli alberi erano coperti dalla sua tela sottile e lucente, e così mentre la Luna saliva alta nel cielo, lui la guardava pieno d’amore sapendo che sarebbe rimasta impigliata nella sua trappola di seta. Smaniava nell’attesa della sua cattura, quando finalmente sarebbe riuscito ad abbracciarla, a godere della sua compagnia... Così quando la Luna scomparve dietro gli ultimi alberi al limitare della foresta corse, corse a perdifiato per riuscire a raggiungere la sua ossessione.
Ma arrivato all’ultimo alberò non trovò nulla, il suo cuore si fermò per un attimo, cercando di capire dove poteva essere andata. Dov’era, dov’era, dove poteva essere andata. Eppure aveva tessuto una tela con una trama molto fitta per paura che gli scappasse. Non poteva crederci, eppure si era impegnato così tanto a tessere, e lo aveva fatto fin quasi alla morte, trascinato solo dalla forza dell’amore.
Pianse, e pianse ancora, confuso e pieno di interrogativi pensando “L’ho uccisa, come ho fatto ad essere così crudele, non volevo, ma l’ho uccisa!”. Con questi terribili pensieri piano piano si addormentò. Dormì un sogno inquieto, senza sogni, perchè il suo ormai l’aveva perso e non sarebbe più tornato... Ormai non aveva più lacrime da piangere e i suoi occhi bruciavano, la sua piccola testa gli martellava e il suo cuore era stretto in una morsa d’acciaio.
Poi arrivata la sera, aprendo gli occhi per un istante, vide una luce, una luce argentata, la luce del suo amore. Rinfrancato corse in cima all’albero e con lo sguardo rivolto alle stelle vide ancora quell’astro luminoso di cui era innamorato, “Non l’ho uccisa, non l’ho uccisa” gridava in silenzio, “Non l’ho uccisa”. E la fissò per tutta la notte, ma non più con la voglia di possederla, ora gli bastava solamente guardarla e contemplarla.
Così fece per la notte successiva, e quella dopo, e quella dopo ancora, pensando “Fino a quando Lei salirà, io sarò qui ad aspettarla”.
|
Meglio essere sicuri di non essere, che essere ma non esserne sicuri!
...dalle scritture di Mokko
ad un uomo dai amicizia per poter chiedere di meno...
ad una donna chiedi amicizia per poter chiedere di più...
...dalle seconde scritture di Mokko
Il vino è VITA, farlo è un'arte, parlarne è cultura, berlo è gioia
...dalle terze scritture di Mokko
|
|